Musica sacra il nuovo c'è

A Thiene tre intense pagine corali di Gastone Zotto
di Bepi De Marzi Il Giornale di Vicenza

Thiene.Diocesi di Padova. Nuova chiesa della Pentecoste. Subito la bella, calda, pastosa voce di Elisabetta Geronazzo. È il Mozart dei lirici abbandoni: "Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi". Il salmo 116 invita tutte le razze, tutte le culture a incontrarsi, a fraternizzare, a lodare il Signore. Anche la nuova chiesa è un capolavoro per l’universalità. E qui, a Thiene, il vescovo di Padova ha mandato, in un mattino di amarezze ambientali, il suo Vicario a difendere i suoi preti, a sostenere i missionari Comboniani impegnati tutti nell’accoglienza agli stranieri osteggiata dal nuovo potere comunale.
I Polifonici Vicentini di Pierluigi Comparin rispondono a Elisabetta Geronazzo. Anche l’acustica è molto buona nella nuova chiesa degli architetti Ronda e Carollo. Poi è ancora Mozart: "Sub tuum praesidium", per due soprani e orchestra. Con Elisabetta Geronazzo c’è ora Lucia Zigoni, altra voce pastosa, intensa. Ma ci stupiscono, queste belle ragazze che si diplomano in organo, in violino e viola, in composizione, in direzione di coro e poi rivelano ulteriori doti musicali, ampie capacità solistiche, finissime sensibilità vocali.
"Ave, verum corpus, natum de Maria Virgine". Chi non conosce questo piccolo capolavoro del Mozart ormai prossimo all’eternità? Ma qui a Thiene, sotto la splendida cupola della Pentecoste, c’è il miracolo della novità. Carlo Rebeschini, che guida la duttile e omogenea Orchestra del Teatro Olimpico Città di Vicenza, spinge I Polifonici Vicentini a un andamento che non ricalca le consumate consuetudini. L’espressività non ha confini. Il coro di Comparin è uno strumento perfetto.
La nuova chiesa è stracolma di pubblico pagante. Una lezione per i fautori del diseducativo "ingresso libero". Niente posti riservati, niente invitati e niente privilegi. Altra lezione da tenere a mente. Il parroco don Piergiorgio Sandonà sottolinea brevemente le motivazioni generali. Poi invita il compositore Gastone Zotto a spiegare le sue nuove opere. E si entra nelle emozioni del presente. La musica ha ancora spazi per l’armonia, per il contrappunto, per la polifonia sugli insuperabili modelli rinascimentali. Chi ha detto che è tutto finito? E questa nuova chiesa, allora, che bizantineggia nella piccola e armoniosa città tra gli orti e le campagne, non è una grande certezza e una ancora più grande speranza?
Anche il coro di Isola Vicentina ha stasera un timbro che stupisce di novità. Che sia il calore della Pentecoste? Gastone Zotto ha lavorato intensamente per questo evento thienese. Con profonda umiltà e grande sapienza ha preparato un "Ave, verum" a cappella di limpida e moderna tessitura polifonica. Madrigaleggia, perfino, e I Polifonici di Comparin confermano la loro predilezione per questo raffinatissimo genere. Don Giovanni Calabria, ora santo, esortava i suoi collaboratori a non cedere all’angoscia, a non avere timori, a non desiderare di possedere più di quanto possa servire. «Guardate i gigli del campo: non filano, non tessono...". Pensieri evangelici, francescani, da sviluppo ecocompatibile, sostenibile, da no Global. Utopie, in queste ricche contrade nordeste.
Ma Gastone Zotto vi ha composto sopra una suggestiva meditazione: "Quaerite primum", per soli, coro e orchestra. Seguiamone l’itinerario iniziale. "Prima riflessione, in canto gregoriano". Al coro, per questo che sarà un tema ritornante, si uniscono gli strumenti di volta in volta con impasti diversi, con delicati controcanti. Si diceva dell’armonia. Zotto ha la mano sicura e nella sua applicazione strumentale ha l’immensa sapienza trasmessagli da Wolfgango Dalla Vecchia. E Dalla Vecchia faceva la gioia di Igor Stravinskij. E Igor Stravinskji... Questa è una sera perfino rassicurante per la musica contemporanea. "Prima lectio evangelii, arioso con Trio vocale". Tra le voci morbide e precise di Elisabetta Geronazzo e Lucia Zigoni si inserisce il timbro tenorile di Mauro Lain. "Si autem faenum...", Se dunque Dio veste così l’erba del campo... È il Vangelo di Luca, cui fa seguito la "Prima lectio choralis". Momento emozionante, si potrebbe anche dire il più appassionato della pur intensa Meditazione. Il pubblico, avvinto, ha come un sobbalzo. Il disegno a spirale della cupola esalta l’infinito. Ritorna il gregoriano di "Quaerite" con l’orchestra in rinnovate strumentazioni. Poi ancora il Trio vocale. L’impasto è pieno di sottigliezze. L’orchestra è nelle mani saldissime di Carlo Rebeschini. Il gesto del barbuto maestro trevigiano, che lavora stabilmente alla Fenice di Venezia, è pacato, fluido e preciso. La complessa partitura, che va dagli archi fino ai corni, al vibrafono e alle percussioni, appare costantemente chiara nella sua conduzione. Meditazione, riflessione. Ma corre più volte anche la commozione. Alla fine del concerto, tutta la composizione verrà ripetuta per le entusiastiche insistenze del pubblico thienese tra il quale si notano molti musicisti veneti e non veneti, docenti dei conservatori, direttori di coro. La nuova chiesa si rivela capiente, con originali soluzioni di spazi. Ed è ormai ultimato anche l’organo Zanin sotto la guida competente di Giuseppe Piazza da Schio. Ed ecco la composizione più attesa, il Mistero-Oratorio "L’Anunziazione", anche questa per soli, coro e orchestra, su testo ricavato da Laudi medievali riunite ed elaborate da Silvio D’Amico. Anche qui i Polifonici Vicentini esaltano la sapienza corale di Gastone Zotto. Non a caso, il maestro, che ha diretto anche il conservatorio di Vicenza, è stato eletto dai cori veneti alla presidenza dell’Associazione regionale. I personaggi del "Mistero" sono il Nunzio, narratore immancabile negli Oratori, con la voce di Mauro Lain. Poi l’Angelo, affidato al timbro ambrato di Lucia Zigoni, e Maria, la trepidante Elisabetta Geronazzo. Tutto si snoda senza interruzioni, con una continuità avvincente, dove le situazioni appaiono chiaramente come la conseguenza di un progetto ben meditato. C’è il Nunzio che, su corde diverse, collega le "scene". Sono recitativi accompagnati molto efficaci, con sostegni orchestrali che diventano a loro volta delle quasi autonome entità espressive. L’Angelo si manifesta con il suo "Ave, Maria", dove un leggero e insistente pizzicato degli archi sostiene i grappoli armonici dei fiati che si insinuano in un bellissimo, accorato Arioso. Lo stupore di Maria, la sua intima felicità, perfino il timore, si manifestano nell’Aria "Come può accadere?", dove un’orchestrazione di raffinati tremori appare in perfetta consonanza di significati. Zotto libera la sua ispirata cantabilità fermandosi elegantemente alla soglia del sentimentalismo. Ha chiara, sempre, la struttura generale, dove i ritorni sono frequenti, dove le citazioni vanno cercate nelle alternanze timbriche. E sarebbe ingeneroso e sbrigativo parlare di musica modale. Pentatonale? Forse, ma l’armonia è talmente rassicurante nella sua mobilità da far pensare alla fine che, come diceva proprio Dalla Vecchia, "il cammino della musica tonale è dentro l’eternità". E si sa che anche Schönberg, sul finire degli anni, ha avuto dei salutari ripensamenti su certi effetti controproducenti della sua dodecafonia.
Maria vola alta nella gioia dell’accettazione: "L’ancella son dell’altro Dio". Anche l’orchestra s’invola e svetta con forti suggestioni. È la preparazione al "Coro finale", dove i cantori di Isola suggellano la loro formidabile prestazione, dove la Lauda generatrice, che percorre il tessuto interno della solida partitura con quattro cori e quattro timpani, viene evidenziata dalla sapiente e trascinante maestria di Carlo Rebeschini.

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