Una storia emozionante

“In questi venticinque anni non è cresciuta soltanto la nostra competenza tecnica e stilistica. Ma la capacità, con il nostro canto, di regalare forti emozioni a chi ci ascolta.”
di Pierluigi Comparin dal libro pubblicato da I Polifonici Vicentini per i loro 25 anni di attività


Venticinque anni sono sicuramente un bel traguardo. Mi sembra ieri quando, nel 1980, cominciai la mia esperienza corale. Fin dall'inizio coltivavo il progetto di intraprendere un percorso musicale importante e, attorno a questa idea, si era formato un gruppo di uomini che, oltre ad avere in comune la passione per il canto, condividevano lo stesso ambizioso obiettivo. In questo senso, l'inserimento delle voci femminili, avvenuto nel 1982, è stato determinante, perchè ha consentito al coro di esprimersi in tutta la sua vocazione polifonica, di arricchire ulteriormente il suo repertorio, di esplorare ambiti musicali più ampi.

Anche se sono passati tanti anni e la nostra evoluzione è stata continua, credo sia rimasta inalterata l'impronta originaria con cui ho cercato di dare ai Polifonici Vicentini quella fisionomia che oggi li contraddistingue con successo all'interno del panorama musicale. Fin da subito, infatti, ho voluto indirizzare il lavoro tecnico su una specifica caratterizzazione della qualità del suono. Per me il suono deve essere sempre bello, presente, espressivo, potente, senza per questo essere "prepotente", e deve saper unire al vigore la grazia di fondo di un leggero vibrato. Ritengo che questa miscela di ingredienti sia necessaria non solo per poter interpretare gran parte della vasta letteratura corale, ma anche per trasmettere forti emozioni a chi ascolta. E riusciamo a farlo proprio perchè quando cantiamo siamo noi stessi a provare quelle emozioni. Saper coinvolgere il pubblico in un'alta tensione emozionale è la vera nota caratteristica dei Polifonici Vicentini. Ed è anche la vera ragione che mi spinge a continuare con rinnovato entusiasmo giovanile questo lavoro. Certamente, quando un coro esegue un repertorio che spazia nel tempo, ai coristi è imposto un atteggiamento consapevole, che richiede sempre maggiore conoscenza stilistica, una sensibilità sempre più raffinata, un lavoro sempre più accurato e faticoso per approfondire tecnica e espressione. Devo dire con tutta obiettività che ai miei coristi non manca il coraggio e la volontà di affrontare queste sfide, ed è ammirevole la loro caparbietà nel confrontarsi con repertori talvolta di non facile assimilazione. Del resto non potremmo fare altrimenti, dato che i più importanti enti e le più prestigiose istituzioni concertistiche ci chiedono sempre più, nei loro inviti, di preparare programmi monografici, monotematici o che spaziano dal canto gregoriano alla musica di autori contemporanei.


Ripercorrendo i venticinque anni della nostra storia, molte immagini e molti sentimenti riaffiorano nel ricordare le esecuzioni di opere sublimi di Palestrina, Monteverdi, Bach, Vivaldi, Mozart, Schubert, Mendelssohn, Brahms, Bruckner, Britten, Poulenc, Busto, De Marzi, Pressato, Crestani, Zotto, Dipiazza, Signorini, Durighello e Lanaro. La nostra personale rilettura delle grandi pagine della musica ha emozionato prima noi, e poi i nostri ascoltatori; ha arricchito inevitabilmente il nostro animo e la nostra sensibilità, facendoci, io credo, migliori. A tutti i miei coristi che, come ho già avuto modo di scrivere in altra occasione, ho sempre considerato e considero un bene raro, prezioso e insostituibile, il mio grazie sincero e il mio immenso affetto. Un grazie di cuore anche a tutte quelle persone che in modi diversi ci sono state vicine e hanno contribuito a sostenere l'attività del coro per promuovere la cultura e la diffusione della musica corale. A ognuno vorrei dedicare, in conclusione, queste magnifiche parole di padre David Maria Turoldo, che si levano come un canto di speranza in un mondo, come quello attuale, dove sembrano dominare solo l'utilitarismo e il materialismo: “Nulla c'è di più nobile del canto. Virtù salvatrice di umanità sempre più rara è il cantare. Per questo quando un popolo canta c'è da sperare ancora”

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