De Marzi rivisitato per i 25 anni dei Polifonici

L’affollato e applauditissimo concerto celebrativo a Isola Vicentina del gruppo di Pierluigi Comparin
di Eva Purelli Il Giornale di Vicenza

Isola Vicentina. Le ricorrenze significano anche il raggiungimento di traguardi e sono tanto più importanti se spronano a continuare a cercare mete più lontane. In 25 anni i Polifonici Vicentini di Pierluigi Comparin ne hanno fatta di strada. Non solo metaforicamente. Dalla prima uscita ufficiale alla festa del Redentore di Venezia al concerto “in casa” nella parrocchiale di Isola. Perché per festeggiare si rimane con gli amici, si ritorna a casa. «È la storia - spiega Bepi De Marzi - di 25 anni di prove, ansie, felicità, promozioni..». Così, scherzosamente e con affetto i cantori al loro maestro hanno regalato un pullman in miniatura, un modellino di una corriera con la scritta “I Polifonici Vicentini” con l’augurio di fare ancora tanta strada, di “mangiare” tanto asfalto e di portare un pezzo di coralità vicentina sempre più distante. A far festa con tanti isolani, con i Polifonici e con il loro direttore anche Bepi De Marzi, che da magico affabulatore qual è ha incantato la platea raccontando di Pino Sbalchiero. «Una persona onesta che ha fatto conoscere la vostra terra, ha raccontato la Fede, le storie del Filò, amava la montagna e cantare e così ha creato un coro ad Isola».
Nel 1979 nasce con atto notarile il coro Voci del Pasubio. Nel 1980 Pierluigi Comparin assume la guida del coro in forma stabile, lo trasforma, gli regala nel 1982 la sezione femminile. Arrivano i primi significativi piazzamenti ai concorsi nazionali ed internazionali. Sono i primi posti ad Adria, Stresa, Arezzo, Vittorio Veneto... Punti geografici che, per chi canta, significano anche molto di più di incantevoli cittadine ricche di storia. Proprio ad uno dei primi concorsi il coro virile vince con “Il Golico”, il canto di Bepi De Marzi che racconta delle guerre in Russia, Albania, Grecia. Proprio da qui prende avvio il concerto per i 25 anni che ci illustra «la poesia del canto popolare», con le letture e i commenti appassionati di De Marzi.
Ma i Polifonici Vicentini non sono soli, perché Comparin sceglie le cante migliori per il suo coro e chiede a Lorenzo Signorini, musicista di Thiene, di armonizzarle con una dimensione nuova. «Ho lavorato su un materiale già buono», ci spiega e sembra che minimizzi la fatica. Però per alcuni mesi Signorini lavora e plasma questi canti demarziani nati per sole voci virili. Il risultato? Gli arrangiamenti strumentali nulla tolgono all’imprinting del maestro arzignanese e ne esce un concerto con materiale inedito, seguendo il filo creativo che armonizza voci e strumenti.
L’organico è formato da un quartetto d’archi, da un sostegno di continuo e da un flauto solista, ossia: Andrea Scaramella, violino primo, Eleonora Dal Santo, violino secondo, Mariano Doria, viola, Margherita Dal Cortivo violoncello, Denis Zanotto, pianoforte, Fabio Conte, contrabbasso e Fabio Pupillo, flauto. Un amalgama affiatato e dal suono morbido e che ben si è accordato con le voci polifoniche. Intercalava, il discorrere fine e accorato di De Marzi.
“Te canto nina nana” scivola come una ninnananna che sembra un Lied romantico, mentre “Rindola” ha un inizio con il piano solo cui segue il flauto, imitativo dello zampillio della fontanella, la rindola, appunto e la chiusura pare un corale bachiano. “Restena” acquista un arrangiamento d’impronta classica che pare un quartetto d’archi beethoveniano e “Cortesani” è armonizzata con il tema esposto subito da cello e piano seguito dal primo violino e dal continuo e da flauto e piano con un incedere di gusto romantico.
È un capolavoro nuovo anche “Signore delle Cime”, il canto famoso in tutto il mondo. Si commuovono tutti, in chiesa e le voci dei Polifonici vibrano chiare e s’intonano con il canto dei violini, del cello e della viola, del contrabbasso, come un discorrere romantico e in alcuni passi simile ai canoni di Pachelbel. Applausi alla fine tantissimi e bis del “Signore”.

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