Ma la musica in chiesa "chiude" agli organisti

INCONTRI. A Cornedo Vicentino una riunione di addetti ai lavori. In memoria dell'organaro Remo Zarantonello quasi un appello da parte di molti musicisti
Il Giornale di Vicenza


Cornedo. Sabato ultimo di primavera, a ricordare. Remo Zarantonello costruiva organi di suoni chiari e pastosi. Prima di lui il padre Beniamino; prima di Beniamino, Bartolomeo. Convegno a pomeriggio: «C'è ancora spazio per l'organo a canne nella liturgia cattolica?». Sala con le colonne accanto alla vecchia chiesa.
Il parroco Federico Marcazzan lavora bene anche gli spazi. Relatori d'esperienza. Don Claudio Bassotto da Vicenza, giovane parroco di San'Andrea, diplomato in organo: «Trovo che il titolo della discussione sia giustamente provocatorio. Il Vaticano Secondo aveva espresso ottime indicazioni. Tutti Attori, in chiesa, mai Spettatori. E la missione dei compositori! Il primato del Canto sul Suono». Cinque sante messe nella sua parrocchia di città. Ma l'organo non viene usato molto! «Per la liturgia è indispensabile un'attenta regia». Sogni. Ecco Pier Luigi Comparin, insegnante nel Conservatorio di Vicenza, organista in Santa Corona. «I cori, anche quelli rinomati, devono entrare umilmente nel servizio domenicale, soprattutto nelle parrocchie di appartenenza». A Santa Corona ha tanto suonato il prodigioso organo De Lorenzi, fonocromico. «A condurre il Tempio, che non è parrocchia, un rettore illuminato, innamorato della musica».
Ornelio Bortoliero, organista anche in Cattedrale, insegnante nell'Istituto Diocesano di Musica Sacra. «Dobbiamo lavorare umilmente e costruttivamente. Ma nelle nostre chiese c'è poco spazio per gli organisti, che vengono misconosciuti. Ci si aspetta maggiore preparazione nelle omelie, la cui durata è spesso esagerata. Non si tiene conto della grande lezione di Johann Sebastian Bach, le cui musiche erano sempre al servizio della parola, ma parola intesa come testo, come lingua, come espressione poetica della fede».
Non c'è lamento, nel dire accorato, ma chiaro, del maestro Bortoliero. In apertura di convegno aveva porto il suo saluto il giovanissimo organista Denis Zanotto a nome dell'Associazione veneta degli organisti di Chiesa. Oh, quanti ragazzi si diplomano nei Conservatori per poi venire ignorati dalle parrocchie, non pagati adeguatamente nel servizio organistico, mortificati, osteggiati nelle aspirazioni, derisi nelle proposte! Ora interviene don Alvidio Bisognin, diplomato in Direzione e composizione corale, parroco a Novale di Valdagno. Ha conosciuto personalmente Remo Zarantonello e ne ricorda la fede, la bravura artigiana. «La liturgia rinnovata dal Concilio, dobbiamo dirlo qui, non offre spazio agli organisti. Allora questi puntano al Concerto quasi disperatamente. Ma chi va più ai concerti d'organo? Così lo strumento ideale per la liturgia viene mortificato nella sua ideale funzione. L'organista dovrebbe inserirsi nel Rito, dato che ha studiato anche l'arte dell'accompagnamento e dell'improvvisazione».
Poi suggerisce i "momenti" per il suono; per esempio dopo l'omelia, il tempo di un preludio, di una fantasia meditativa, di una fuga trasparente. «Meno sante messe e più partecipazione comunitaria!». Sogni, ancora e sempre sogni. «Nei confronti degli organisti c'è quasi ovunque la colpevole mancanza di attenzione e di riconoscenza». Da ultimo, il maestro compositore Gastone Zotto, già direttore dei Conservatori di Vicenza e di Udine, insegnante a Padova. «Nella ritualità, la musica è sempre stata presente. Pensiamo al rito ortodosso che è tutto cantato! Ma nell'operare della Chiesa di Roma è stata perduta l'aura del sacro. E l'organo? Oggi è praticamente sparito!». Parafrasando Gaber, argutamente conclude dicendo che "l'ascolto è partecipazione". Nella sala, affollatissima, aleggia la malinconia. Povera musica! Interviene don Mario Saccardo. Anche il suo è un invito alla "partecipazione". Poi un parroco molto anziano ricorda che «Remo Zarantonello era un sognatore».
E si va nella nuova chiesa per il concerto dei Polifonici Vicentini di Pier Luigi Comparin. Da Monteverdi a Mendelssohn, passando da Palestrina e da Pergolesi, meditando sul gregoriano. Il giovane sindaco Montagna ringrazia a nome di Cornedo. Nella sua giunta, giovane e vivace, c'è anche l'organista Cabianca. E viene, ormai a sera, la Messa del ricordo a chiesa piena. Sui banchi, la sterminata famiglia Zarantonello: sette figlie e un figlio, uno stuolo di nipoti. La Missa de Angelis fiorisce con naturalezza. "Messa esemplare", si voleva. Proprio così.

Il nostro sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione online. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie