Dal Santo Padre si canterà in “vicentino”

Sarà il gruppo corale de “I Polifonici Vicentini” ad animare la celebrazione di Benedetto XVI, atteso domenica in visita a Venezia
di Tommaso Marcato da La Domenica di Vicenza nr. 17 anno XVI del 7 maggio 2011

La beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, celebrata a Roma lo scorso 1° maggio, è stata l'occasione per riaccendere la memoria su un avvenimento di eccezionale importanza per la città di Vicenza: la visita che Karol Wojtyła compì, tra il 7 e l'8 settembre 1991, proprio nel capoluogo berico.
A questa circostanza storica si potrebbe idealmente ricollegare il viaggio di Papa Benedetto XVI in terra d'Aquileia e Venezia, in programma il prossimo 7 e 8 maggio. Due luoghi di straordinario valore nella storia del cristianesimo occidentale, destinati a divenire il punto d'incontro per migliaia di fedeli provenienti da tutto il Triveneto. La comunità cristiano-cattolica del nordest vive così un momento di profonda riflessione identitaria, in una realtà che, dopo 50 anni di vertiginoso progresso economico e sociale, è ancora desiderosa di riscoprire le proprie radici religiose.
In questo importante evento, la città di Vicenza è destinata ancora una volta a ricoprire un ruolo da protagonista. Domenica 8 maggio infatti, sul palco di Parco S. Giuliano a Mestre (da cui Papa Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa), saranno le voci dei Polifonici Vicentini a sottolineare con il canto i momenti più solenni della liturgia.
I Polifonici Vicentini costituiscono una delle realtà più significative nel già ben nutrito panorama della musica vocale vicentina. Il gruppo, che conta circa 35 elementi, ha sede ad Isola Vicentina ed è composto da coristi non professionisti; una passione e un impegno costanti ed invariati nel tempo hanno portato al conseguimento di numerosi riconoscimenti in ambito musicale, che si affiancano ad una fervida attività concertistica e discografica.
Sin dalla sua fondazione il coro è diretto dal M° Pierluigi Comparin, originario di Isola Vicentina, titolare della cattedra d'Organo e Canto Gregoriano presso il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza.
Maestro, a cosa si deve l'onore di questo incarico?
I responsabili, Don Gianandrea Di Donna e il M° Alessio Randon, preposti alla cura della parte musicale e liturgica che deve animare questo evento, hanno scelto per tale compito i Polifonici Vicentini, considerando le caratteristiche che da sempre contraddistinguono il nostro gruppo corale.
Anzitutto si tratta di un gruppo che si è imposto nel panorama musicale corale, non solo italiano, per un’alta qualità professionale, in forza della quale è capace di programmare e presentare la grande musica sacra sia del passato che del nostro tempo.
Un aspetto particolare dei Polifonici Vicentini è anche l’attenzione scrupolosa che il coro mette nell’impostare i programmi in modo unitario, facendo risaltare sempre un filo conduttore, un tema (se così si vuol dire) di tipo biblico o spirituale, per cui le esecuzioni pubbliche diventano anche un momento di informazione e formazione culturale, non solamente musicale.
È da notare anche l’impegno concreto e costante di questo coro nel servizio liturgico sia presso il Santuario di S. Maria del Cengio di Isola Vicentina sia, con una certa consuetudine, presso il Tempio di S. Corona in Vicenza.
Che brani avete preparato per animare la messa del Santo Padre?
Il programma scelto per la Messa Papale a Venezia è, per quanto riguarda i canti dell’Ordinario (le parti della messa che rimangono sempre invariate nel corso dell'anno liturgico, ndr), la Messa “Lux et Origo” composta dal M° Italo Bianchi appositamente per questa celebrazione eucaristica, in alternanza con sezioni in canto gregoriano. Saranno eseguiti anche due mottetti di scuola veneta, “Jubilate Deo” di J. Gallus e “O Sacrum Convivium” di A. Gabrieli: un doveroso omaggio alla nostra terra.
Avete partecipato ad altri eventi di questo tipo? Quali stati d'animo e quali valori vi trasmettono tali esperienze?
No, per eventi di così vasta risonanza e partecipazione, con il S. Padre e in mondovisione, è la prima volta. Per noi è certamente un’esperienza molto intensa, destinata a lasciare un ricordo per tutta la vita. È anche una soddisfazione umana che ci ricompensa, più di tante altre cose, del sacrificio da noi compiuto, sempre con gioia ed entusiasmo, nell'intento di migliorare sempre più nel servizio alla musica e al canto.
Dal Concilio Vaticano II in poi (1962-65) il ruolo del canto gregoriano nella musica liturgica è stato notevolmente ridimensionato; molti sacerdoti lo ritengono anzi un "ostacolo" alla partecipazione dell'assemblea al culto. Lei, che di canto gregoriano è docente e studioso, cosa ne pensa?
Personalmente amo moltissimo il gregoriano e, non appena mi è possibile, lo inserisco nelle celebrazioni liturgiche. Anche nei concerti, amo far precedere i brani polifonici da qualche breve antifona gregoriana. Mi rattrista molto quando sento, qualche volta purtroppo anche da alcuni sacerdoti, l’affermazione che il canto gregoriano è vecchio e superato. Questo atteggiamento nasce dall’aver dimenticato o mai sperimentato l’emozione e il sentimento di fede che solo tale canto può ispirare. Il canto gregoriano è parola di Dio che si fa musica, testo sacro che diviene preghiera: questo canto non è, e mai sarà, lontano dalle esigenze spirituali profonde anche dell’uomo moderno.
Quale futuro vede per la musica vocale (sacra e non) nel nostro territorio?
La tradizione corale nel vicentino fortunatamente è ancora una buona realtà, con alcuni gruppi di eccellenza che si distinguono per un’elevata professionalità, e tanti altri cori, pure di buona qualità. Anche per quanto riguarda i cori liturgici non mancano realtà interessanti, anche se a volte non è facile affermare e sostenere la pratica corale nelle nostre chiese. Speriamo che il territorio veneto continui a essere fecondo musicalmente anche nel settore della coralità, come lo è stato finora.

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