Mameli e Fauré con i Polifonici e la Oto Fra Inno e Requiem una sottile emozione

CLASSICA. Nel concerto inserito nelle celebrazioni per i 150 anni dell´Unità l´orchestrazione di Pierangelo Valtinoni
Pierluigi Comparin sensibile direttore e grandi consensi nell´affollata chiesa di Isola
di Eva Purelli da Il Giornale di Vicenza del 30 novembre 2011


ISOLA VICENTINA. Una parrocchiale gremita, aria di festa e partecipazione. Ad Isola Vicentina, dove il Maestro Pierluigi Comparin ha creato i "Polifonici Vicentini", si può fare festa, con garbo e rispetto, anche con un Requiem. Perché non sempre il passo ultimo si annuncia con clamori roboanti, ma Signora Morte arriva anche a passi felpati. Forse deve avere pensato così anche Gabriel Fauré, che anzi di questo Requiem ebbe a scrivere: «…Si è detto che quest´opera non esprime il terrore della morte: qualcuno l´ha chiamata una berceuse funebre. Eppure è così che io sento la morte: come una lieta liberazione, un´aspirazione alla felicità dell´aldilà e non un doloroso trapasso».
Ogni concerto dei Polifonici è seguito con calore ed affetto. Ne è testimonianza una chiesa partecipata ed attenta, pure in un pomeriggio domenicale e la presenza del Presidente Asac Raschi. Ma anche il riconoscimento di un ente pubblico, come l´amministrazione Comunale, nei riguardi di questa realtà corale è prova di un grazie collettivo. Caldognetto, assessore alla Cultura di Isola, consegna una targa al gruppo di Comparin e inserisce il concerto nelle celebrazioni per il centocinquantesimo dell´Unità d´Italia.
Per questo, vicino agli altari, è il Tricolore, accanto al Gonfalone del Comune. E sulle note dell´Inno nazionale musicato da Novaro cantano tutti i coristi, facendo propria, assieme ai musicisti dell´Orchestra del Teatro Olimpico, in formazione cameristica, la nuova orchestrazione di Pierangelo Valtinoni. Arrangiamenti lievi, appena accennati, affidati per alcune battute ad esempio all´etereo timbro di un´arpa, o, nel caso dell´Ave Verum di Saint-Saëns proposto di seguito, con delicatezza agli archi. Un cantare condiviso, con gioia, che commuove anche il nostro Maestro Kantor di Arzignano, Bepi De Marzi, presente tra le navate.
Di coraggio ne ebbe, facendo, come disse riferendosi al suo Requiem "un´altra cosa" il Signor Fauré. La versione ascoltata ad Isola è la prima, del 1888. Si tratta di una pagina intima, restituita così all´orecchio dalle voci cariche di emozione dei Polifonici e dei solisti, il baritono Renato Piva, protagonista di un raccolto Offertorio e del melodico Libera Me e il soprano Lucia Rossetto, elegante con dolcezza nel Pie Jesu. Il coro spicca nell´Introito e Kyrie, nel Sanctus, Agnus Dei e In Paradisum anche per il gesto di misura e affettuoso del suo direttore e l´intesa con l´Oto-cameristica è senza intoppi. Sulle sole viole, dal colore brunito spicca il violino solo di Ebrico Balboni, con chiarezza e lievità (Sanctus e finale), profondi i violoncelli e il contrabbasso, si accordano all´arpa e all´organo. Consensi di vivo entusiasmo.

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